|
"Jona che visse nella balena" di R. Faenza, edito nel 1993, ha come interpreti Jean Huges Anglade, Juliet Aubrey, Jenner Del Vecchio, Luke Petterson. È un film molto toccante e significativo che svela l'atroce realtà dei campi di concentramento nazisti, dove venivano deportati gli Ebrei al tempo della seconda guerra mondiale. Jona, un ebreo olandese, a soli 3 anni viene strappato alla vita di tutti i giorni e internato in un lager insieme alla famiglia; viene però subito diviso dal padre, che muore dopo poco tempo. La stessa sorte spetterà poi alla madre, vittima della pazzia, dopo l'attesa liberazione da parte dei russi. Ma Jona sarà sempre animato dalla speranza e, a guerra finita, troverà conforto nell'amore dei due anziani datori di lavoro del padre, che sapranno essere pazienti e volergli bene. Nel film colpiscono molto le dure condizioni a cui erano sottoposti gli ebrei: essi passavano le giornate a lavorare, venivano maltrattati, umiliati e uccisi atrocemente, oppure morivano a causa delle gravi malattie dovute alla mancanza di igiene, cibo e cure. È un film che addolora poiché è una finzione che nasce dalla realtà e colpisce perché sono fatti realmente accaduti. Oggi il vero Jona Oberski è uno scienziato che vive ad Amsterdam e ha potuto raccontare la sua terribile infanzia solo dopo dieci anni di psicoanalisi. La frase che sicuramente colpisce di più nel film è : "Guarda sempre il cielo e non odiare mai nessuno", detta dalla madre di Jona in punto di morte, parole toccanti che esprimono un concetto molto difficile da realizzare, soprattutto dopo aver ricevuto tanto male. È un film commovente che fa riflettere sull'ignoranza e la cattiveria dell'uomo, che ha periodicamente dato prova di mancanza assoluta di sensibilità e rispetto dei propri simili. |
|
Clicca qui per altre informazioni sull'antisemitismo